Mary Astor, la star dai diari scabrosi

A trent’anni dalla morte della brava interprete di Il mistero del falco.
In un periodo caldo nel quale Hollywood è travolta dagli scandali dell’affaire Weinstein, il produttore accusato di essere un vero e proprio predatore di giovani attrici alla ricerca della fama, arriva un libro edito da Adelphi e intitolato I diari bollenti di Mary Astor, il grande scandalo a luci rosse del 1936 scritto da Edward Sorel che racconta la vita privata di Mary Astor, una brava attrice, la protagonista al fianco di Humphrey Bogart di Il mistero del falco. Una vicenda che ha molto incuriosito il grande Woody Allen, autore di un divertente articolo pubblicato dal New York Times (e ripreso da Repubblica) nel gennaio 2017. Lucille Vasconcellos Langhanke nata il 3 maggio 1906 a Quincy nello Stato dell’Illinois da padre tedesco, a soli sedici anni, dopo aver rinunciato alla carriera d’insegnante, l’aspirazione dei suoi genitori, vince un concorso di bellezza e debutta nel cinema muto dimostrando da subito una capacità non comune di interagire con l’obiettivo della macchina da presa. Grazie al produttore Jesse Lasky trova spazio nella Mecca del cinema cambiando il cognome teutonico nel più semplice e accattivante Astor.
Nel ‘24 è con John Barrymore in Lord Brummel, uno dei più grandi attori americani noto però come ubriacone da record con cui ha un’importante storia d’amore. Poi si distingue come interprete sofisticata e brillante, in numerose produzioni di genere, commedie e film storici in costume. Nel ’32 è la sposa del proprietario di una piantagione di caucciù in Indocina interpretato da Clark Gable in Lo schiaffo per la regia di Victor Fleming e nel ’36 recita in Infedeltà di William Wyler nei panni di una giovane donna che saprà consolare un ricco uomo d’affari tradito dalla moglie. La carriera della Astor, pur non essendo una vera e propria diva, procede spedita, mentre la sua vita privata è ben presto piuttosto turbolenta e chiacchierata. Quattro mariti di cui il secondo Ken Hawks è il fratello del grande regista Howard che purtroppo per un incidente aereo la lascia vedova, triste, sola e dedita alla bottiglia. Risposatasi con Franklyn Thorpe, un medico delle star da cui ha la figlia Marilyn, scopre di essere insoddisfatta del suo matrimonio. L’incontro a New York con George Kaufman, il commediografo più di successo a Broadway, manda a rotoli l’unione. Lei perde la testa per lo scrittore e chiede il divorzio. Inizia così una dura battaglia legale in tribunale per l’affidamento della bambina.

Tutto questo succede, ironia della sorte, durante la lavorazione di Infedeltà. Thorpe riesce, però, a mettere le mani sui diari della moglie che sciaguratamente ha annotato minuziosamente gli incontri sessuali molto passionali con Kaufman e con altri amanti celebri, non privi di commenti piccanti perfino sulle prestazioni dei suoi partner. Inevitabilmente i particolari delle sue avventure extraconiugali divenuti di pubblico dominio con grande gioia della stampa scandalistica, mettono a rischio la sua carriera. Scoppia così uno scandalo molto famoso all’epoca cui il diabolico Kenneth Anger dedica un intero capitolo nel suo Hollywood Babilonia, il celebre libro- pamphlet sui vizi hollywoodiani.

Mary, però, riesce a uscire dalla difficile situazione ottenendo dal tribunale l’affidamento di Marilyn e riprendendo a recitare in Il prigioniero di Zenda, Uragano del 1937 e Paradiso per tre, 1938. I tempi sono cambiati e la morale più tollerante favoriscono il ritorno sul set. La fortuna è ancora dalla sua parte perché nel ’41 il grande John Huston la vuole accanto ad Humphrey Bogart per il ruolo della perfida Ruth Brigid, un’assassina dal sorriso accattivante. Una perfomance di alto livello che si guadagna uno spazio nella storia del noir americano.

Ancora nel ’41 Mary vince l’Oscar come migliore attrice non protagonista per La grande menzogna diretto da Edmound Goulding, un melodramma nel quale lei deve vedersela con la diva Bette Davis. Nel ’44 Minnelli le offre la parte della madre di Judy Garland in Incontriamoci a Saint Louis e in seguito Hollywood la utilizza soprattutto come caratterista. Nel ‘51 purtroppo un esaurimento nervoso la porta per la terza volta a tentare il suicidio e problemi al cuore ne limitano l’attività cinematografica, ma non quella di scrittrice. Due autobiografie e cinque romanzi sono apprezzati dai lettori e nel 1965 è di nuovo davanti alla macchina da presa ancora al fianco di Bette Davis in Piano, piano, dolce Carlotta di Robert Aldrich, cui seguono diversi sceneggiati televisivi. Muore a Los Angeles il 25 settembre 1987 a ottantuno anni per cause naturali presso una casa di riposo per attori. Bravissima interprete non valorizzata sufficientemente dal cinema, Mary Astor ha rappresentato nel bene nel male il mito di Hollywood. Un concentrato di sogni, speranze, successi, delusioni e amarezze che molti chiamano vita…

di Pierfranco Bianchetti