Mici da Oscar

Il gatto eroe e protagonista del grande schermo

“Gatto, gatto”, grida piangendo Holly (Audrey Hepburn) sotto la pioggia battente nella celebre e romantica scena finale del film Colazione da Tiffany del 1960 diretto da Blake Edward. La donna dopo averlo ritrovato in un cassonetto abbandonato in un vicolo di New York, cerca di ripararlo dalla pioggia nascondendolo parzialmente nel suo impermeabile. Poi Holly e Paul, il suo innamorato (George Peppard) si abbracciano e si baciano appassionatamente quasi soffocando il povero micio fradicio come un pulcino. Sullo sfondo il celebre motivo musicale Moon River composto da Henry Mancini scalda il cuore dello spettatore in una delle sequenze più romantiche della storia del cinema. Il gatto, protagonista di innumerevoli film, è nella realtà il terrore di tutte le produzioni cinematografiche a causa della sua nota indipendenza. Farlo lavorare sul set non è mai stata un’impresa facile.

In Effetto notte di François Truffaut del 1973, un film nel film (è ambientato su di un set nel corso della lavorazione di una pellicola sulla Costa Azzurra), bisogna girare una scena nella quale un gattino che deve bere del latte da una ciotola posta a terra nel giardino della villa. Spirito anarchico e ribelle il piccolo felino, anzi i numerosi gatti ingaggiati dalla produzione, naturalmente rifiutano di avvicinarsi alla ciotola costringendo il regista a numerosi ciak falliti. Quando ormai si dispera di riuscire nell’impresa ecco che il micio finalmente decidere di abbeverarsi…

Il gatto, nonostante la sua testardaggine, si è ritagliato uno spazio nella storia del cinema. In Una strega in paradiso del 1958 di Richard Quine la bellissima Kim Novak è Gillian, una bella e affascinante bionda proprietaria di un negozio d’antiquariato di arte primitiva che in realtà è una strega. Innamoratasi del suo vicino Shepard (James Stewart) userà i suoi poteri magici e quelli del suo gatto siamese Cagliostro per conquistare l’uomo già fidanzato e in procinto di sposarsi. Nel 1965 grandissimo successo ottiene F.B.I operazione gatto, 1965 di Robert Stevenson, protagonista Gigi, un altro bellissimo siamese che aiuterà gli agenti federali a liberare una donna tenuta in ostaggio da una gang.

Testardo e ribelle è il micio dell’investigatore privato Marlowe in Il lungo addio, 1973 di Robert Altman, tratto dal celebre romanzo di Raymond Chandler. Il detective Philip Marlowe rientrato tarda sera nel suo appartamento di Los Angeles si accorge di aver terminato le scatolette che abitualmente il suo gatto divora. Dopo aver vagato per i drugstore ancora aperti e non avendo trovato il prodotto richiesto Marlowe arrivato a casa sistema il cibo nella scatoletta vecchia pensando di ingannare il suo micino dal pelo rosso che invece non abbocca e dopo aver annusato la carne se ne va indignato… Sornione, misterioso, discreto, enigmatico, il gatto “cinematografico” non disdegna il genere drammatico. Nel 1971 il regista francese Pierre Granier Deferre firma Le chat (tradotto malamente in italiano con il titolo assurdo L’ uomo implacabile di Saint-Germain) da un racconto di Simenon, storia di un odio coniugale tra Jean Gabin e la moglie Simone Signoret abitanti di una villetta alla periferia di Parigi destinata alla demolizione come tutto il quartiere coinvolto in una colossale speculazione edilizia. Il micio di casa suo malgrado diventerà il catalizzatore delle tensioni domestiche. Adorato dall’uomo è ovviamente detestato dalla donna gelosa delle attenzioni che gli riserva il marito.

Un altro bel micione è al centro dell’episodio Il Generale del film Gli occhi del gatto, 1985, film tratto da Stephen King con la regia di Lewis Teague. Una bambina di nome Amanda ha adottato contro il volere dei suoi genitori un gatto randagio che risulterà determinante nella sconfitta di uno spiritello installatosi nel loro appartamento deciso a farle del male. Tratto ancora da un romanzo dello scrittore americano nel 1983 arriva sugli schermi Cimitero vivente diretto da Mary Lambert. Protagonista il gatto Church, amatissimo dalla piccola Ellie, ma che purtroppo muore investito da un camion. Il padre della piccola lo seppellisce di nascosto in un terreno vicino, un tempo un cimitero pellerossa. Il giorno dopo all’improvviso il micio ritorna a casa indemoniato e pronto ad uccidere tutto quello che gli capita a tiro.

Il film di Christian Carion Joyeux Noel – Una verità dimenticata dalla storia del 2005 ci racconta, invece, un episodio realmente accaduto nel 1916 durante la prima guerra mondiale. Un povero felino alla disperata ricerca di cibo fa la spola tra la trincea tedesca e quella francese incurante dei proiettili e delle bombe strisciando sotto il filo spinato. Presto diventa un diversivo per la truppa che lo adotta come una mascotte e lo usa per comunicare con il nemico attraverso bigliettini inseriti nel suo collare (“di che reggimento sei ?”). Un alto ufficiale francese venuto a conoscenza della cosa e convinto di trovarsi di fronte a un’operazione di spionaggio farà fucilare l’animale. Una conclusione tragica che però il film evita di raccontare. Il gatto sul grande schermo ovviamente la fa da padrone anche nella commedia. Harry e Tonto del 1974 di Paul Mazursky, è il viaggio di Harry, un anziano insegnante in pensione di Manhattan verso Chicago e poi verso la California in compagnia del suo gatto, un soriano rosso di nome Tonto. Nel delizioso A proposito di Davis, del 2013 diretto dai fratelli Coen, protagonista è Llewyn Davis, uno sfortunato folk singer che si aggira per il Greenwich Village di New York negli anni Sessanta trascinando la sua chitarra a tracolla e tenendo in braccio il suo gatto tigrato Ulisse. Anche in questo caso le cronache riportano le difficoltà durante la lavorazione di far recitare i diversi mici refrattari.

Nel 2016 Roger Spottiswoode è l’autore di A spasso con Bob tratto dal romanzo autobiografico di James Bowen e ispirato alla vera storia di un giovane senza tetto di Londra che vive facendo l’artista di strada. Un giorno nell’appartamento messogli a disposizione dai servizi sociali capita un bel gatto randagio. Il ragazzo dopo qualche momento di incertezza decide di esibirsi (suona la chitarra e canta) insieme al suo micio che chiamerà Bob nelle strade londinesi ottenendo grande curiosità e successo da parte dei passanti. I due diventano inseparabili e James potrà finalmente dare una svolta positiva alla sua vita. Il gatto eroe sul grande schermo, statene certi, continuerà a stupirci e a divertirci, ma senza rinunciare alla sua libertà e al suo spirito anarchico.

Pierfranco Bianchetti