Il compleanno di Sir Michael Caine

L’infanzia di Michael Joseph Micklewhite non è delle più felici. Nato il 14 marzo 1933 in un quartiere popolare a sud di Londra,figlio di un facchino del mercato del pesce e di una donna delle pulizie, nel 1940 anni si trasferisce con la famiglia in una fattoria nella contea di Norfolk per sfuggire ai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Ritornato a Londra Michael a soli sedici anni lascia la scuola e inizia a svolgere lavori di ogni tipo, ma coltivando un progetto ambizioso: diventare attore di teatro. Nel ’50 lo scoppio della guerra di Corea lo vede con l’uniforme del corpo dei Royal Fusillers. Guidato dal suo senso innato di positività il giovane militare passa le sue tristi serate coreane studiando recitazione. Poi smessa la divisa riesce a farsi assumere come direttore di scena di un teatro e poi attore giovane del Lowestoft Repertory, una compagnia teatrale itinerante, dove conosce la collega Patricia Haines che diventerà per pochi anni sua moglie e madre di sua figlia Dominique. La sua carriera benchè faticosa e intensa prosegue sui palcoscenici, sul set di film e di sceneggiati per la televisione, ma sempre in ruoli generici e poco incisivi. Michael è un uomo di bell’aspetto che non tradisce le sue origini “plebee”, quelle di un cockney, tipico rappresentante della classe proletaria della zona est di Londra dalla marcata parlata dialettale, che lui non rinnegherà mai (“io sono un esempio per la classe operaia britannica”), in un mondo come quello anglosassone ancora fortemente ancorato a un sistema classista e aristocratico. Determinato, sicuro di se e dotato di un’energia notevole decide di cambiare il suo cognome impronunciabile. Durante una telefonata con il suo agente fatta da una cabina pubblica di fronte ad un cinema di Leicester Square vede sul cartellone il titolo del film in programmazione, L’ammutinamento del Caine.

Da quel momento sarà Michael Caine. Dopo più di cento drammi per la televisione che lo rendono un volto popolare al grande pubblico, ma il cui nome nessuno ricorda, per l’attore arriva finalmente la grande occasione. È scritturato nel 1963 per Zulù,una produzione cinematografica diretta dall’americano Cy Endfieldnel ruolo di un tenente aristocratico e rammollito dell’esercito britannico mandato a combattere in Sud Africa alla fine dell’Ottocento. Una parte assegnatagli fortunatamente solo perché il regista non è inglese (un cockney nei panni di un nobile è all’epoca una cosa impensabile). Nel ’64 ecco il suo primo vero ruolo da protagonista nel thriller spionistico Ipcress, dove si cala nei panni dell’agente segreto Harry Palmer, una sorta di modello rovesciato di James Bond con gli occhiali e con l’aria più da impiegato che da spia. Èun successo strepitoso cui farà seguito il campione d’incassi Alfie, 1966, storia di un giovane londinese donnaiolo, superficiale e dotato di senso dell’umorismo.

In pochi anni è ormai una vera e propria star interprete di film di grande popolarità, Funerale a Berlino, I lunghi giorni delle aquile, Non è più tempo di eroi, L’ ultima valle, Gli insospettabili,solo per citare qualche titolo. Vincitore di due Oscar, Hannah e le sue sorellee Le regole della casa del sidro, Michael Caine, nominato baronetto nel 1992 dalla regina Elisabetta, ha all’attivo oltre centosessanta performance sul grande e piccolo schermo. Sposato dal 1973 con Sharika Baksh, una bellissima donna di forte temperamento e con i piedi per terra (“quando le dico di sentirmi lusingato per la pubblicazione di un’intera pagina a me dedicata da un quotidiano – racconta l’attore – lei per tutta risposta mi manda a vuotare la spazzatura…”), nel 2015 è scelto come protagonista da Paolo Sorrentino per Youth – La giovinezza, un onore che pochi attori dopo gli ottanta anni possono vantare. Pronto a partire in ogni momento dalla sua tenuta nell’Oxfordshire per nuove avventure cinematografiche in giro per il mondo sempre al fianco della sua Sharika, Caine, possiamo starne certi, continuerà ad affascinarci ancora con quel suo sguardo enigmatico e indecifrabile.

Pierfranco Bianchetti