Il Free Cinema

Sul finire degli anni Cinquanta la società inglese ancora fortemente strutturata in rigide classi dell’impero britannico, ormai tramortito dalla crisi scaturita in seguito alla perdita dei diritti sul canale di Suez, produce un’esplosione sociale che porta migliaia di giovani a scendere in piazza a Londra per rivendicare nuovi valori e una diversa società nella quale sia possibile alle nuove generazioni proletarie immaginare un futuro migliore.

Michael Caine, l’attore cresciuto in un quartiere popolare e appartenente a una famiglia molto povera, racconta nel bellissimo documentario My generation la rabbia dei suoi coetanei desiderosi di elevarsi socialmente. È in questa stagione di grandi speranze che la cultura e il cinema britannici fanno sentire la loro voce. Nasce già a partire da metà degli anni Cinquanta il movimento di rivolta chiamato Free Cinema, figlio di un’Europa inquieta e stordita dai fermenti della crisi di Suez, dall’ invasione dell’Ungheria, dalla denuncia dei crimini di Stalin ad opera di Kusciov al XX Congresso del PCUS. Il 5 febbraio 1956 al National Film Theatre di Londra vengono presentati al pubblico O Dreamland di Richard Anderson (1953), We Are the Lamberth Boys di Karel Reitz e Momma Don’t Allow di Karel Reitz e Tony Richardson (1955), documentari incentrati su temi sociali e il cortometraggio Together finanziato dal British Film Institut (1956).
Lorenza Mazzetti firma questa storia di due sordomuti e metafora sulla difficoltà di comunicare nella società. Nel corso di quella serata verrà compilato da Reitz e Anderson il Manifesto nel quale si auspica che il Free Cinema sia parte attiva di una società diversa. Singolare è che tra i protagonisti di questo momento storico sia l’italiana Mazzetti, nata a Roma nel 1927, figlia con la sorella gemella Paola del pittore Corrado Mazzetti. Dopo la morte prematura della mamma, le due bambine si trasferiscono nella tenuta di Rignano sull’ Arno del pittore futurista Ugo Giannattasio, dove nell’ agosto 1944 sfuggono miracolosamente alla strage compiuta da un commando tedesco in fuga dall’ avanzare delle truppe inglesi. All’inizio degli anni Cinquanta Lorenza a Londra studia belle arti alla Slade e scopre l’amore per il cinema unendosi o ai giovani Tony Richardson, Karel Reisz, Lindsay Anderson, John Schlesinger e poi Ken Loach.
A differenza della Nouvelle Vague francese, che nascerà di lì a poco, il nuovo movimento artistico per certi aspetti simile al nostro neorealismo, vuole mostrare la realtà dell’Inghilterra più autentica con i problemi sociali della gente comune, quella che non ha potuto certo studiare a Oxford e a Cambridge e che magari parla solo il dialetto cockney. Gli anni arrabbiati del cinema inglese osservano con interesse lo scontro politico in atto tra il partito conservatore che si propone di migliorare il livello di vita delle classi medie e il partito laburista assertore del modello Welfare State, lo stato assistenziale in grado di abolire vecchi privilegi di casta a favore dell’emancipazione sociale della classe operaia e dei ceti popolari. Il Free Cinema, ispirato alla grandezza della scuola documentaristica di John Grierson e di Paul Rotha, è uno sguardo innovativo sulla solitudine dell’individuo e sull’ alienazione dell’esistenza moderna.

John Osborne, drammaturgo, leader indiscusso del movimento e autore della commedia Ricorda con rabbia del ’56 che diventerà il film di Tony Richardson I giovani arrabbiati, 1959, storia del giovane Jimmy Porter (Richard Burton) non molto soddisfatto della vita che conduce anche perché continua a litigare violentemente con la moglie. La situazione peggiora, quando la donna scopre di aspettare un bambino e decide di lasciarlo. Solo allora Jimmy capirà quando il futuro possa offrirgli molte cose. La pellicola è considerata la nascita ufficiale del Free Cinema, quello degli angry young men, giovani radicali riformisti, ma anche marxisti, che diventano i protagonisti di questa svolta culturale.
Il Royal Court Theatre di Osborne è il luogo, dove si respira di più un’aria rivoluzionaria finché anche la produzione cinematografica comincia a dare segni di cambiamento. Nel ’59 il clamoroso successo di La strada dei quartieri alti di Jack Clayton, ritratto di un giovane di estrazione proletaria che per emergere socialmente è costretto a sacrificare la sua felicità, è definito “il film inglese più piccante, schietto e maturo, quale non si vedeva da anni” con le sue scene di sesso sensazionali per l’epoca e considerato un segnale di mutamento. In quell’anno Richardson, Reitz e Anderson imboccano percorsi diversi, mentre la Mazzetti, dedicatasi nel frattempo alla psicanalisi, è rientrata in Italia come Goretta e Tanner anche loro tornati in patria perché soffocati da un clima in realtà difficile per un artista straniero.
La casa di produzione Woodfall Films porta sullo schermo nel 1960 Sabato sera, domenica mattina con Albert Finney protagonista e con la regia di Karel Reitz, tratto dal testo di Alan Sillitoe, scrittore proveniente dalla classe operaia, che ottiene incassi da capogiro al pari del nuovo film diretto da Tony Richardson, il delizioso Sapore di miele (1961), tratto dalla commedia di Shelagh Celane con Rita Tushingham, incentrato sull’ amicizia di una studentessa bruttina e incinta di un marinaio dal sangue misto e Murray Melvin, un timido omosessuale che le da conforto finchè la madre della ragazza non tornerà a riprendersela. Del 1962 è Gioventù amore e rabbia, ancora di Richardson, con Tom Courtenay nel ruolo di un ragazzo difficile e ribelle di un carcere minorile capace di perdere una gara sportiva pur di non dare prestigio alle autorità carcerarie. Seguono Io sono un campione (1963) di Lindsay Anderson interpretato dall’ attore irlandese Richard Harris nei panni di un minatore ingaggiato come giocatore di rugby; un uomo crudele e spietato nei rapporti umani che sarà travolto dal successo e dai soldi; Billy il bugiardo (1963) di John Schlesinger, un impiegatuccio (Tom Courtenay) immerso nella sua fantasia e riportato alla realtà da una ragazza di nome Liz; Frenesia del piacere (1964) di Jack Clayton scritto da Harold Pinter con la bravissima Anne Bancroft e Peter Finch; storia della fine del matrimonio di una madre di otto figli; Il caro estinto (1965) di Tony Richardson, satira sulla vita americana e i suoi culti; Morgan matto da legare (1965) di Karel Reitz dedicato alle disillusioni della sinistra proletaria e George, svegliati (1966) di Silvio Narizzano, uno spaccato della Swinging London. Protagonisti di quel fermento creativo cinematografico, come abbiamo visto, sono i registi Lindsay Anderson, Tony Richardson, Karel Reitz, John Schlesinger, gli svizzeri Alain Tanner e Claude Goretta, l’americano Joseph Losey sfuggito al maccartismo e gli attori Richard Burton, Albert Finney, Alan Bates, Richard Harris, Tom Courtenay, ma non possiamo dimenticare la componente femminile del movimento, le ribelli- arrabbiate Charlotte Rampling, Julie Christie, Rachel Roberts, Rita Tushingam per citare le più note.

Charlotte Rampling, nata il 5 febbraio 1946 a Sturner, Inghilterra, figlia di una pittrice e di un militare, studia alla Jeanne d’Arc e al St. Hilda College di Oxford e poi all’università di Madrid. Dotata di una bellezza splendente, Charlotte, dopo aver suonato in una band, inizia a fare la fotomodella nel periodo in cui esplodono i fermenti culturali, sociali, politici che hanno visto affermarsi la generazione legata ai Beatles e a Mary Quant. La ragazza è consapevole di quello che sta accadendo sotto i suoi occhi e già a tredici anni nei sobborghi di Londra, dove vive con la famiglia, partecipa con sua sorella a piccoli spettacoli organizzati in casa. “Ero molto introversa- racconta-– e solo recitando potevo liberarmi della timidezza pur rifiutando di frequentare una scuola di recitazione”. Dopo aver posato per alcune foto inviate a un’agenzia viene chiamata per girare un film. È il 1965 quando ottiene un piccolo ruolo di Non tutti ce l’hanno, una satira sulla medicina di Richard Lester, che vince la Palma d’oro a Cannes, ma poi è costretta a rifiutare un film di Roman Polanski avendo già firmato per George, svegliati! il primo vero ruolo della sua carriera. Il film successivo del ’68 è Sequestro di persona di Gianfranco Mingozzi e la sua permanenza in Italia le permette di conoscere Luchino Visconti, che le offre nientemeno una parte in La caduta degli dei del 1969.

Rachel Roberts, attrice skakespeariana di straordinario talento e altra interprete di punta del Free Cinema, nasce nel Galles il 20 settembre 1923. Anche se di aspetto fisico non particolarmente sexy e dopo un’intensa carriera sul palcoscenico, nel 1960 diventa un’icona del Free Cinema. Sabato sera, domenica mattina di Karel Reisz; Io sono un campione e If… di Lindsay Anderson, sono i film da lei interpretati. Rachel, moglie in seconde nozze di Rex Harrison da cui divorzierà nel 1971, fragile e insicura muore a Hollywood il 26 novembre 1980 a soli cinquantasette anni, forse colpita da un infarto o suicidatasi secondo altre voci.

Vanessa Redgrave, figlia d’arte appartenente a una famiglia dedita al palcoscenico, nasce a Londra il 30 gennaio 1937 dopo un’intensa attività teatrale iniziata nel ’57, debutta davanti alla macchina da presa anche grazie alla sua bellezza e alla sua uniche nel 1966 in Blow –up per merito del nostro Michelangelo Antonioni. Subito dopo è Karel Reisz a volerla per Morgan matto da legare, che la vede al centro della passione amorosa di un pittore svitato, simbolo delle illusioni perdute della sinistra.

Julie Christie, altra icona della Swinging London anni ’60, dal volto bello e luminoso nasce in India il 14 aprile 1941 e dopo gli studi in Inghilterra e in Francia nel ’57 calca i palcoscenici londinesi, lavora in televisione e poi nel cinema. Nel ’63 John Schlesinger le affida in Billy il bugiardo il ruolo di Liz, una ragazza di cui s’innamora un giovane sognatore senza progetti vita. È l’inizio di una carriera cinematografica strepitosa in grandi produzioni internazionali come Il dottor Zivago di David Lean del 1965, Darling, ancora di Schlesinger con cui vince un Oscar nel 1966; Fahrenheit 451 di François Truffaut del 1966. Una diva che però non rinuncerà mai al suo ruolo di donna e artista ribelle e anticonformista.

Rita Tushingham, figlia di un farmacista e interprete principale di Sapore di miele, nasce a Liverpool il 14 marzo 1942 e già a diciotto anni recita in teatro. Bruttina, dal fisico robusta, ma dagli occhi intensi, ha saputo rappresentare questa importante stagione filmica soffocata poi dall’ americanizzazione che condannerà la cinematografia britannica a un lungo periodo di isolamento costringendo molti attori e registi ad arrendersi alle lusinghe di Hollywood.

Pierfranco Bianchetti