Polvere di ferro

Polvere di ferro - Riflessioni sul paesaggio post-industriale è una mostra che piace a quanti credono che la fotografia sia capace di attrarre l’attenzione sul territorio che ci circonda, sugli esseri umani anche nella quotidianità, sui sentimenti che agitano e rasserenano. Danilo De Rossi ci porta a viaggiare nel tempo, le sue immagini rincorrono il passato e saltano nel futuro; nell’Archivio Storico Comunale di Palermo le foto, accompagnate da cartoline d’epoca, cimeli del periodo sovietico, trovano perfetta collocazione, sotto migliaia di faldoni che raccontano piccole e grandi storie. Il breve e curato catalogo della mostra è arricchito dalle firme di Eliana Calandra, direttrice, dell’Archivio Storico Comunale; Andrea Marchione, console onorario della Repubblica Ceca a Palermo e tessitore dell’iniziativa; Francesco Augusto Razetto, Presidente Fondazione Eleutheria; Marisa Milella attiva giornalista.

Entusiasmante il film a immagini fisse(così li chiamava il fotografo marchigiano Mario Carafoli che restituì dignità alle città italiane lacerate dalla seconda guerra mondiale). Qualche citazione solo a titolo d’esempio: le tre ciminiere diventano il simbolo imperituro delle acciaierie nate nel 1902 e chiuse negli anni ’60, torri dorate spaventose che alzano al cielo i rami di arbusti ancor più invincibili. Spesso la purezza della neve contrasta con i capannoni o con l’interminabile e rettilinea condotta di ferro; lo scambio dei binari diventa una lucida croce destinata a una vita perpetua.

Fra i commenti spesso è citato Bohumil Hrabal che lavorò nella accierie Poldi di Kladno; personaggio indimenticabile anche per i suoi viaggi nelle svariate professioni, manuali e faticose, e nell’interminabile elenco di romanzi.

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