L'Istituto Industriale Feltrinelli negli anni '60

A fine marzo 1948 alcuni ex allievi affezionati alla scuola si riunirono nell’aula di disegno 13 e diedero vita al primo nucleo associativo e al bollettino d’informazioni che uscì il 1° aprile 1948. Nel 1958, su stimolo del preside Alberto Isnardi, fu rafforzata l’Associazione Diplomati e Allievi e nacque la rivista Il Feltri, anticipatrice della cultura studentesca di fine anni ’60. Si proponeva una visione innovativa del mondo circostante, resoconti di esperienze e viaggi. Nel ‘63/’64 la grafica frizzante era del futuro giornalista Gerry Valsecchi; dal laboratorio di termotecnica passò ai tavoli da disegno dei più noti editori milanesi prima della prematura scomparsa.

Di quei primi anni ’60 ricordiamo l’intensa attività didattica, in particolare i docenti di elettronica Fattori e Solari che appassionavano le ore di laboratorio. Altrettanto vivo l’insegnamento di Lettere e Storia tanto che ci appassionammo al teatro con la ricca stagione milanese della coppia Strehler–Grassi. A margine della scuola nacque il circolo di promozione teatrale Cim Centro Interstudentesco Milanese che assunse l’ammiccante denominazione e Il Portoghese.Partecipavano studenti di tutte le scuole superiori cittadine e i dipendenti di importanti aziende. Si arrivò anche a serate con mille spettatori e la fama dell’Itis Feltrinelli crebbe anche nella cultura. Pochi sanno che in quella piazza Tito Lucrezio Caro si affacciarono i primi movimenti contrari alla società affluente nata dal cosiddetto boom economico. Nella chiesa di San Rocco si ritrovavano i seguaci di Don Giussani, sotto il credo di Gioventù Studentesca che divenne Comunione e Liberazione. Poi i primi timidi cortei. Un giorno si affacciò all’adiacente portone della scuola elementare un signore dal piglio deciso ma nel contempo pacifico e accomodante, Si diceva fosse il commissario Mario Calabresi. Vero o falso, ci rassicurò la sua presenza. Con i compagni di scuola, da Lambrate si saliva poco dopo l’alba sulla circolare 90 e si tornava a sera. In alternativa il tram n°3 con i figli dei tranvieri che abitavano nel quartiere. Si andava alla fiera di Senigallia per acquistare componenti elettronici, valvole e potenziometri, e sapevamo costruire una radio supereterodina. A Porta Vittoria si frequentava l’emporio Marcucci che ancor oggi distribuisce componenti elettronici nel mondo.

Nel ‘63 quattro allievi trascorsero l’anno negli Stati Uniti con la borsa di studio Usis e si portarono in valigia tutti i nostri sogni. Per consolare chi restò in Italia si organizzò una gita a Firenze con visite all’arte e alle aziende cittadine. Alla domenica si andava lungo l’Adda e sui tavoli delle trattorie si studiacchiava, si filavano le ragazze. A titolo d’esempio citiamo solo Mauri Giancarlo, termotecnico, Bandi Max valente pittore e elettronico, Carnelli Massimo, elettrotecnico. Trent’anni dopo ritrovammo Benedetto Campanella alla direzione del personale Mondadori; entrambi elettronici. Nel ’63 avevamo gareggiato per la conquista del pessimo ultimo banco, cui si aggiunse una bocciatura per due anni consecutivi a fine corso. Ma giungemmo comunque alla meta e l’Istituto Industriale Feltrinelli aveva forgiato per il futuro ottimi manager.

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