Il sogno dell’architetto

Nell’incontro di mezza estate alla trattoria La Giara nella piazza principale di Tusa, l’architetto Giuseppe Siragusa arrivò a sera inoltrata. In studio aveva da poco spento il computer. Armonia rurale e dolce urbanizzazione, le sue passioni fin dall’infanzia in campagna. Dopo le medie, ha frequentato la scuola grafica dei Salesiani, tipografia e litografia. A 23 anni apriva uno studio alternativo in campagna, avendo la possibilità di studiare e lavorare senza lasciare i luoghi che amava, tra prati, boschi e animali. Poi alla scuola agraria consegui ottimi risultati: cinque anni di corsi conseguiti in un anno solo di studi. Impegnato in politica, segretario della FGCI . Leggeva molto, impegnato nell’Arci, nell’83 diresse una rivista di Cinema.

Pensava di studiare Scienze Politiche, ma si laureò in Architettura. Iniziarono le attività d’impegno civico e politico, dal movimento di protesta Pantera, alla raccolta differenziata a Tusa, al progetto dell’articolo 23, al compostaggio, fino alla Casa dello Studente. Negli anni anni ‘90, oltre all’Università, concentrò l’attività politica a Tusa, per il recupero del centro storico, organizzando incontri qualificati e autorevoli. Si poneva un interrogativo fondamentale. Come ricostruire considerando che la pietra è segno di povertà e che il cemento armato non si controlla? In più, il borgo di Tusa è in via di estinzione, i capitali scarseggiano. D’altra parte la legge 44 finanzia idee imprenditoriali.

Dopo aver organizzato un convegno sull’argomento, coinvolge nello studio la moglie, laureata in economia e commercio. Inizia il proficuo periodo dei progetti a finanza agevolata come il restauro urbano e la filiera corta per saldare alimentazione e salute. E per salute s’intende, oltre al corpo, mentale e spirituale. Mentre collaborava alla rivista Tabulario Tusano si pose l’obiettivo di aiutare le classi popolari. Aveva due carenze, l’una personale (gli mancava il mare) l’altra politica: come aiutare decine di aziende che non avevano organizzazione comune, come liberarle dalla grande distribuzione, come convincere i ristoranti a consumare specialità locali. Nel frattempo erano nate attività extra territoriali come Slow Food e Fiumara d’Arte. Compatibili e complementari con il programma Case Vacanza.

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