La scomparsa di Jeanne Moreau, grande signora del cinema francese

Com’è affascinante la Parigi degli anni Cinquanta con il Quartiere Latino frequentato da intellettuali e artisti che nei locali immersi nel fumo bevono whisky e cognac ascoltando del buon jazz. È questa la suggestiva atmosfera nella quale immaginiamo Jeanne Moreau, la musa della Nouvelle Vague scomparsa a ottantanove anni; la diva maggiormente amata da Malle, Truffaut, Orson Welles, Antonioni. Nata nella capitale francese il 23 gennaio 1928, figlia di Anatole – Désire Moreau, gestore di un ristorante “La Cloche d’Or” a Montmartre e di Katherine Buckley, una ballerina inglese delle Folies Bergères degli anni Venti, Jeanne studia fino al conseguimento della maturità e ogni giorno abitando vicino a una sala cinematografica sente le voci degli attori che la emozionano. A diciotto anni segue con passione i corsi d’arte drammatica di Denis d’Inès e s’iscrive al Conservatoire. Debutta nel ’47 al festival di Avignone poi recita alla Comédie-Française per quattro anni. Il regista Jean- Louis Richard è il suo primo marito sposato nel ’49 e padre del figlio Jérome Duvon. Il matrimonio ha breve durata e nel ’51 i due divorziano. Al cinema arriva nel ’54 con Grisbì di Jacques Becker e La regina Margot di Jean Dréville. Da subito la giovane attrice si dimostra interprete sensibile, versatile e dotata di un temperamento straordinario sia sul versante drammatico sia su quello della commedia. Intelligente e perspicace è attratta dal clima culturale della Nouvelle Vague, la nuova ondata di giovani registi che lei frequenta abitualmente. “Il cinema di Malle e poi di tutta la Nouvelle Vague è stato per me una cascata d’acqua fresca” ricorda l’attrice che nel ’57 è sul set di Ascensore per il patibolo diretto da Louis Malle, un noir strepitoso dalle sequenze indimenticabili, come la camminata notturna della protagonista nelle strade di Parigi, sottolineato dalla celebre colonna sonora di Miles Davis. E’ la stessa Moreau a ricordare come il grande jazzista in una sola notte compose il notissimo tema musicale. “Era il 1957. Con Louis Malle e il principe Napolèon Murat, uno dei produttori del film e forse Nimier (Roger, lo sceneggiatore di Ascensore per il patibolo ndr), stavamo cenando in un appartamentino dell’Immeuble du Lido. Saranno state le undici di sera. Ma più che mangiare avevamo bevuto e Miles Davis, che aveva assistito alle riprese sugli Champs- Elysées” disse. “Ho visto Jeanne camminare e ho capito tutto”. Così le scene passarono sul proiettore e la registrazione venne fatta in diretta, il suono era straordinario”. Nel ’58 il sodalizio con Malle prosegue con Les Amants (Leone d’ argento ex aequo con La sfida di Francesco Rosi alla Mostra di Venezia) nel quale la Moreau si concede una famosa scena di nudo. Il suo personaggio carico di un erotismo forse più intrigante di quello di Brigitte Bardot, è quello di una donna trentenne borghese e provinciale sposata a un direttore d’ orchestra che lei tradisce con un giocatore di polo elegante e raffinato. Nel ’59 rinuncia al ruolo della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli di Visconti per La notte di Michelangelo Antonioni accanto a Marcello Mastroianni recitando nei panni di Lidia, la moglie di Giovanni Pontano, uno scrittore famoso, un intellettuale disorientato venduto al capitale. “Si girava a Milano, – racconta la diva - io non parlavo molto bene l’ italiano. Nimier aveva redatto un testo in francese. Ero arrivata da Parigi con i miei abiti di scena comprati da mademoiselle Chanel, ma col pretesto che si adattavano meglio al personaggio di Monica Vitti me li sequestrarono. Il rapporto con lei non era semplice. Io e Mastroianni ci sentivamo abbandonati ed io ero un’attrice scomoda. Si sentiva che nello studio stava accadendo qualche cosa”. Due anni dopo con François Truffaut la Moreau si ritaglia uno spazio nella storia del cinema con l’ indimenticabile figura moderna e anticonformista di Catherine in Jules e Jim, donna intelligente, brillante, emancipata e fragile protagonista di un tormentato e anticonformista menage a trois. La sua lunga carriera sarà al servizio di tanti altri illustri registi quali Josey Losey, Luis Bu?uel, Orson Welles, Rainer Werner Fassbinder. Il suo volto indimenticabile rimarrà il simbolo del cinema francese d’autore. Adieu Jeanne, ci mancherai!
Pierfranco Bianchetti