Aliminusa


I campi coltivati a frumento si alternano alle coltivazioni di carciofi, ai pascoli e ai boschi di macchia mediterranea. L’area, nell’immediato entroterra di Himera, ha interesse archeologico. Le attività agro pastorali sostenevano l’economia della città greca che era uno sbocco degli intesi commerci con le popolazioni indigene. Risalendo il fiume Torto si giungeva alla valle del Platani e alle ricche polis della costa meridionale. Le terre Herminusae sono citate in una carta geografica dell’archivio storico degli Uffizi di Firenze.

Il paesino rurale è in posizione panoramica sul pendio della Montagna Soprana. Il seicentesco Baglio baronale conserva tutt’ora il tipico impianto feudale: l’abitazione padronale, il lavoro produttivo, il controllo e difesa del territorio.

Il borgo, con Montemaggiore, è base di partenza per splendide escursioni nella Riserva naturale orientata di Bosco della Favara e Bosco Granza. Tremila ettari di lecci, roverelle, querce da sughero cui si associano specie d’arbusto e erbacee (biancospino, ginestra spinosa, orniello, pungitopo, asparago spinoso, ciclamino primaverile, zafferanetto, citiso, peonia, bocca di lupo). La purezza dell’ambiente ha favorito la vita di numerosi mammiferi (volpe, martora, istrice, lepre, topo quercino), rettili e anfibi come il ramarro, il rospo e la rana verde; infine una straordinaria quantità di uccelli (cinciallegra, codibugnolo, tortora, capinera, usignolo, upupa, ghiandaia, storno). Due sentieri raggiungono la Riserva, in particolare fino al delizioso laghetto di Bomes a 900 metri d’altezza.