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Paolo R. Grandi

   
Paolo Grandi a 19 anni andò in un college negli Stati Uniti con una borsa di studio Fulbright e si trovò a dover spiegare la cucina italiana a chi non la conosceva. Si rifece naturalmente agli insegnamenti della mamma, ottima cuoca di famiglia borghese della provincia pavese; in quella terra le feste di paese erano tripudio di tradizioni e sapori di campagna, trionfo gastronomico che tratteneva a tavola dalla mezza al tramonto. Poi iniziò un proprio percorso di ricerca, per comprendere le radici degli usi di cucina, i legami con la cultura nei tempi passati.

A 29 anni iniziò a lavorare per l’ingegner Orazio Bagnasco, un cultore del meglio che lo indirizzò alla grande ristorazione. Non aveva ancora trent’anni quando si trovò impegnato a organizzare eventi, meeting e congressi, banchetti.

Agli inizi degli anni Sessanta si registra un Italia un fenomeno involutivo con il passaggio dalle cucine regionali a una generica cucina nazionale senza personalità. Dominava il pomodoro, la cucina bolognese, gli spaghetti con le vongole, il sopravvento di pizze mediocri e, su tutto, fiaschi di pseudo Chianti. Spariscono dalle tavole dei ristoranti i piatti della cucina regionale, quella che Orio Vergani e i suoi amici cercavano nei loro viaggi in provincia e che si prefissero di salvaguardare con sodalizi tra ristoratori e gourmet.

È interessante notare che furono e sono giornalisti sportivi tra i più attivi recensori della cucina. Oltre a Vergani, Gianni Brera e oggi Gianni Mura , solo per citarne alcuni. Saranno invece Piovene e altri a raccontare anche l’Italia della cultura, arte, economia e lavoro. A questa seconda corrente - meno pedate e meno pancia, più testa e più cuore - si rifà l’opera di Paolo Grandi.
Di origine trentine, è coniugato con Daniela e hanno due figlie.

Degustazione dei vini Montresor

Paolo R. Grandi
Le opere
 
Le opere

- (CH)
 
Paolo R. Grandi
Strada Privata 7 ,
CH 6900 Massagno - Svizzera
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