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Juliette Fontane è una bella quarantacinquenne dall’aria un po’ smarrita, senza un filo di trucco, vestita semplicemente e con uno sguardo un po’ assente. Il suo arrivo nella villetta della sorella minore Léa, che vive a Nancy in Lorena con il marito Luc, le due bambine adottate e l’anziano e silenzioso suocero, provoca un certo interesse nelle persone che frequentano quella famiglia. Una curiosità giustificata dall’alone di mistero che circonda l’improvvisa apparizione della donna, in realtà appena uscita di prigione dopo quindici anni di detenzione per aver commesso un terribile crimine, che pesa enormemente sulla sua coscienza.

Le due sorelle cercano da subito di recuperare, anche se con fatica, il loro rapporto affettivo attraverso i dolci ricordi dell’infanzia. Juliette, pur essendo medico, a causa della condanna subita non può più esercitare e deve ripiegare quindi su un normale lavoro d’impiegata presso l’ospedale locale. Un inserimento nel sociale non facile per un’ex galeotta che si porta dietro una grave responsabilità per la tragica morte di suo figlio, ma che fortunatamente è aiutata dal comprensivo e premuroso capitano di polizia Fauré, un uomo divorziato e affetto da depressione.

Doloroso è anche per lei ritrovare la madre, una donna d’origini inglesi, ricoverata in una casa di cura con una malattia degenerativa celebrale, che non è più in grado di riconoscerla e che l’ha completamente rimossa dalla sua memoria. Di Juliette, così ambiguamente attraente, s’innamora però Michel, un collega di Léa, insegnante di liceo, vedovo, colto e sensibile, mentre si diffonde sempre più tra parenti, amici e conoscenti la voglia di scoprire la verità sul suo inquietante passato. Alla fine dopo una liberatoria confessione pubblica scopriremo quanto è veramente accaduto. Juliette potrà finalmente riconquistare la pace interiore, riconciliandosi con la vita e forse superando l’insopportabile dolore patito per molti anni.

Lo scrittore e regista Philippe Claudel, insegnante di Cinema all’Istituto Europeo di Nantes, costruisce con un crescendo incalzante questo film intimista, emozionante, fragile e potente allo stesso tempo, affidandosi molto alla bravura di Kristin Scott Thomas (Il paziente inglese, Quattro matrimoni e un funerale, L’uomo che sussurrava ai cavalli), l’attrice inglese che vive in Francia, premiata giustamente per questa performance agli European Film Awards quale migliore interprete femminile. I suoi sguardi intensi, i suoi occhi malinconici, il suo comportamento remissivo ma dignitoso allo stesso momento, emanano un fascino irresistibile.

2008. Francia - Germania. Regia di Philippe Claudel. Con Kristin Scott Thomas, Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Laurent Greville.

Pierfranco Bianchetti
 
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