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Vincere

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Lui ha gli occhi sono scuri e intensi, lo sguardo ipnotizzante e la veemenza oratoria dirompente. Lei ha invece gli occhi chiari dolcissimi, il viso e il corpo sensuali. I due s’incontrano durante un comizio dell’uomo, che è un ardente anticlericale ed antimonarchico (“ con le budella dell’ultimo papa – grida nei cortei di protesta regolarmente presi a bastonate dalle forze dall’ordine – strangoleremo l’ultimo re”), socialista determinato a lottare per l’emancipazione dei lavoratori e direttore del quotidiano Avanti!

La donna è invece una giovane benestante della provincia di Trento, proprietaria di un salone di bellezza. La loro passione amorosa prende fuoco, anche se l’uomo è già impegnato con un’altra da cui ha avuto in precedenza una figlia. I loro nomi sono Benito Mussolini e Ida Dalser. Il luogo è la Milano del 1914, a pochi mesi dall’inizio della prima guerra mondiale. Benito e Ida si amano furiosamente e la loro carica erotica sembra non finire mai. La donna per aiutarlo nei suoi ambiziosi progetti politici, il passaggio dal fronte socialista – pacifista a quello interventista dei futuristi, arriva a vendere tutte le sue proprietà per poter fondare un nuovo giornale, il Popolo d’Italia, dandogli anche un figlio Benito Albino con tanto di matrimonio religioso.

Allo scoppio della guerra Mussolini si arruola e scompare dalla sua vita. Ida lo rivedrà in ospedale ferito e accudito da Rachele, una donna del suo paese d’origine appena sposata con rito civile, contro la quale lei si scaglia rivendicando d’essere la vera moglie e madre del suo primo figlio maschio. Allontanata a forza, per Ida iniziano tempi difficili. Nel frattempo egli è diventato il Duce, il dittatore dell’Italia senza più democrazia deciso a rinnegare per sempre lei e il suo bambino. Incapace di accettare compromessi, sempre pronta a reazioni esplosive, Ida è sorvegliata, pedinata, minacciata, ma non vuole arrendersi.

Il regime fascista, che ha appena trionfalmente firmato con la Chiesa i patti della Conciliazione nel 1929, non può permettersi scandali sulla moralità del suo Capo. Perciò madre e figlio illegittimi sono fatti sparire e i documenti del matrimonio e della nascita del piccolo Benito Albino cancellati per sempre. La Dalser, dopo anni d’isolamento nel manicomio dell’isola di San Clemente di fronte a Venezia, morirà nel 1937, mentre suo figlio, cui è stato dato un nuovo cognome, arruolato in marina e trasferito all’estero, sarà a sua volta rinchiuso in un istituto psichiatrico a Mombello - Limbiate vicino Milano, dove morirà nel 1942.

Con Vincere, Marco Belloccio torna alla regia affrontando un tema poco conosciuto, lo scandalo segreto nella vita di Mussolini costituito dalla presenza troppo ingombrante di una moglie e di un figlio da dimenticare. Una storia emersa qualche anno fà con un documentario televisivo diretto da Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli in grado di rappresentare efficacemente le nefandezze di un Potere assoluto pronto a distruggere ogni ostacolo verso la verità.

Ida ha il volto sofferente di Giovanna Mezzogiorno, una sorta di Adele H. truffoniana alla disperata ricerca del suo amore perduto, mentre Filippo Timi è impegnato nel non facile ruolo del Duce, un personaggio pericoloso da interpretare senza cadere nel macchiettismo. Vincere è una pellicola ispirata all’immaginazione futurista di grande effetto, per via delle prorompenti musiche di Carlo Crivelli, delle azzeccate scenografie di Marco Dentici, dei bei costumi di Sergio Ballo e della sapiente fotografia di Daniele Ciprì, ma che tuttavia non riesce a convincere, anche se il metodo narrativo scelto, gli spezzoni di filmati dell’epoca e quelli di molti film del muto ammirati fino alle lacrime da Ida – Giovanna Mezzogiorno, è certamente avvincente soprattutto per lo spettatore più smaliziato.

2009. Italia/ Francia. Regia di Marco Belloccio
Con Giovanna Mezzogiorno. Filippo Timi, Fausto Russo Alesi


Pierfranco Bianchetti
 
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