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Dedicato a Eric Rohmer

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Il regista Eric Rohmer, maestro dei sentimenti e investigatore dell’anima, è scomparso l’11 gennaio 2010
Si chiamava Maurice Scherer, era stato per anni uno stimato professore nel prestigioso liceo parigino di Jeanson de Sailly. Quando l’amore per il cinema lo aveva spinto ad abbracciare la carriera di regista aveva adottato vari pseudonimi prima di diventare a tutti gli effetti Eric Rohmer, uno degli autori più eleganti e rigorosi del cinema contemporaneo. 2001 il Leone d’Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia gli aveva confermato il suo talento, la sua capacità di rimanere fedele negli anni a se stesso e alle sue opere, quasi sempre girate a basso costo e destinate inizialmente ad un pubblico ristretto prima della grande popolarità acquisita in tutta Europa.

Nato a Nancy nel 1920 ( “ Mi capita spesso di dire – affermava sornione – di essere però nato nel 1923…”), Rohmer è sempre stato un personaggio schivo per carattere, regolarmente assente da ogni festival, premiazione o da altre occasioni mondane. La sua partecipazione alla consegna del Leone d’oro a Venezia (di cui siamo stati fortunati testimoni oculari) è stata per sua stessa ammissione un’assoluta eccezione dopo anni di clandestinità.

Si narrano di lui leggendari episodi di riservatezza, quali la presenza alla televisione francese nel corso di un programma di grande ascolto camuffato con una barba posticcia e con scuri occhiali da sole per non mostrare il suo vero aspetto fisico, in parte svelato dopo molti anni di mistero !!

Fin dagli esordi dietro la macchina da presa nel 1959 con Le signe du Lion, nella pattuglia di punta della Nouvelle Vague parigina, si dimostra da subito un fine e delicato investigatore, un sottile studioso del comportamento umano e maestro nel rappresentare le psicologie dei personaggi dei suoi film, raccontando con semplicità l’amicizia, l’amore, i desideri e le delusioni della nostra esistenza.

I suoi Racconti morali (La fornaia di Monceau, La carriera di Suzanne, La collezionista, La mia notte con Maude, Il ginocchio di Claire, L’amore, Il pomeriggio) sono incentrati su un unico narratore costretto continuamente a rimettere in discussione i propri principi, indeciso tra l’amore per due diverse donne.

Le sue Commedie e proverbi (La femme de l’aviateur, Il bel matrimonio, Pauline alla spiaggia, Il raggio verde, L’amico della mia amica), storie moderne caratterizzate da un forte humour, sono invece un pretesto per analizzare uomini e donne in crisi.

Dopo il raffinato La nobildonna e il duca, pellicola di grande successo, il cineasta non si smentisce girando un’opera curiosa e fuori da ogni schema, Triple Agent, ambientata negli anni del Fronte Popolare.

Frastornati da un cinema fracassone e sempre più alla spasmodica ricerca d’effetti speciali, sentiremo la sua mancanza: la sua semplicità, la sua moralità (e non moralismo), la sua ineguagliabile esplorazione dei sentimenti umani rimarranno per sempre nella storia del cinema.


Nelle foto dall’alto: Pauline, La Femme de l’aviateur, La nobildonna e il duca, Eric Rohmer

Pierfranco Bianchetti
 
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