site map
Pubblicità network vinoclic
 
 
 
 
 
 
 

Cineteca - Soul Kitchen

  INDICE DELLE RUBRICHE
Il film racconta allegramente la vita di un giovane ristoratore greco, immigrato come tanti nell’Europa opulenta degli anni Duemila. Nel suo ristorante si serve pizza surgelata, hamburger di pesce con insalata di patate, hamburger hawaiani e maccheroni gatinati.

Il ristorante Soul Kitchen, nel quartiere di Wilhelmsburg di Amburgo, non è esattamente rinomato per la sua cucina raffinata, ma gli avventori della zona adorano le pietanze che il greco-tedesco Zinos immerge nella sua friggitrice, per non parlare della fantastica musica. Soul, funk e rebetiko rieccheggiano nel vecchio magazzino che Zinos divide con Sokrates, un anziano costruttore di barche.

Questo Soul Kitchen è teatrale, tra lo sfondo di un’Amburgo impalpabile, le corse avanti e indietro di una metropolitana sui ponti, senza chiara destinazione. La scena è quasi sempre la stessa, la sala nel capannone del ristorante animata dai vari quadri della commedia. La preparazione del pranzo, dalla iniziale confusione un po’ disgustosa lascia spazio all’ironica nouvelle cuisine del cuoco zingaro che usa il coltelli indifferentemente per affettare melanzane o per scagliarli sulle porte.

Cucina dell’anima è anche la sua, forme e colori delicate, preparazioni magiche come la crema ben montata che resiste al rovesciamento della pentola. Teatrali le prove dell’orchestrina beat, i balli dei comemnsali, i siparietti del protagonista con il fratello birbante, con la fedele cameriera, i funzionari del fisco o dell’igiene. Teatrale la violenza, rigorosamente finta senza pugni e sangue, con il cattivo che alla fine pagherà, complice anche una sessualità ironica: quanto serve a non farci pensare che questa sia l’ennesima storia di cucina. Ci mancherebbe altro.

Nel capannone di periferia che ricorda la mensa di fabbrica miracolata in taverna post moderna, la cucina se la godono i commensali che partecipano animatamente alla storia del protagonista; esprimono il giudizio con lo sciopero della fame, con la protesta verbale o con il caotico affollamento. Non mancano le citazioni, dai giacconi di pelle e le smargiassate di Fronte del Porto, agli scorci di prigione americana, al vecchio marinaio che vive nella roulotte e barca di legno all’interno del ristorante, al funerale con scoperchiamento della bara.

Molto curata la scelta di attori e comparse, i costumi, la grafica fino ai titoli di coda, un vero piccolo spettacolo; la musica è entusiasmante, ritmi e canzoni che abbracciano svariati filoni. Infine fa sognare questa ideale Germania (o Europa) multirazziale con greci sanati da turchi, funzionari della salute e cuoco spagnoli, truffatori slavi. Gli unici tedeschi in azione sono i cattivi poliziotti o il sordido speculatore. Se vi piacerà, applaudite, farà bene a tutti.


2009. Germania. Regia di Fatih Akin.
Con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Unel, Pheline Roggan.


Pierfranco Bianchetti

A questa recensione ha collaborato Claudio Riolo
 
· Copertina
· RISTORANTI E VINERIE
· I VIAGGI DI RIQUADRO
· Libri e riviste
· Amici di Riquadro
· Riquadro verde
· APPUNTAMENTI
· riquadro è
· Capoverde a Milano
· CORSO DI SCRITTURA
· Quattro chiacchiere
· Ambasciatore delle Arti
· Cucina e vini
· Rassegne di cibi e vini