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Il mio nome è Jean Gabin!

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Pierfranco Bianchetti ci parla del grande attore francese Jean Gabin a cui il Bergamo Film Meeting ha reso di recente omaggio con un libro e un imponente retrospettiva.

Il mio nome è Jean Gabin !
di Pierfranco Bianchetti


Il brontolio irripetibile, gli occhi semiaperti, il viso perennemente imbronciato, lo scuotere la testa in segno di diniego, sono le caratteristiche più significative di Jean Gabin, uno degli attori francesi più immortali, il leggendario interprete di decine e decine di pellicole entrate a far parte della storia del cinema.

A più di trent’anni dalla sua scomparsa, il Bergamo Film Meeting gli ha dedicato nella sua ultima edizione una monumentale retrospettiva e un’interessante pubblicazione intitolata L’affaire Gabin, a cura di Arturo Invernici e Angelo Signorelli.

Due iniziative che ripercorrono per intero la sua formidabile carriera cinematografica iniziata nel 1930 dopo un duro apprendistato nel varietà parigino. Nato il 17 maggio 1904 dopo il suo debutto al Vaudeville il 14 aprile 1923 con lo spettacolo, Revue du Rip, comincia a frequentare i set cinematografici chiamato ad impersonare ruoli brillanti ancora ben lontani da quel mauvaise garçon di La bandera, 1935, Il bandito della Casbah, 1936, Il porto delle nebbie, 1938, L’angelo del male, Alba tragica, entrambi del 1939, film d’alta drammaticità che lo renderanno popolarissimo.

E’ l’interprete per eccellenza del cinema del Fronte popolare, il periodo francese che va dal 1934 al 1937; la grande speranza rivoluzionaria rappresentata dagli operai, dagli intellettuali e dai militanti della sinistra decisi a trasformare radicalmente la nazione sotto la spinta di forti cambiamenti sociali e politici. Quest’ importante stagione contagia anche la cinematografia francese guidata tra gli altri da grandi autori quali Jean Renoir, (regista del capolavoro La grande illusione, 1937); Marcel Carné, Julien Duvivier, insieme a formidabili soggettisti e sceneggiatori come il poeta Jacques Prévert e Francis Carco.

Jean Gabin riesce ad imporsi come il simbolo di quell’epoca ( detta anche “realismo poetico”), l’idolo di milioni di lavoratori che s’ identificano in lui nel buio delle sale cinematografiche. I suoi personaggi, proletari con il maglione alto, il basco in testa e la bicicletta, sono uomini pronti ogni giorno ad affrontare duri sacrifici, ma anche in grado di vivere spensieratamente il tempo libero nelle tipiche balere frequentate dalla povera gente tra balli, canti e tanti bicchieri di vino buono. Il 2 settembre 1939 come tanti francesi è richiamato alle armi, ma ottiene nell’aprile 1940 un permesso dalle autorità del governo di Vichy per recarsi in America a terminare un film prodotto dalla Fox. Dopo aver girato sempre negli Stati Uniti altre due pellicole, nel 1943 si arruola volontario nelle forze armate di Gaulle combattendo contro i nazisti e congedandosi con onore nel luglio 1945.

Gabin, che durante il periodo americano ha intrecciato un’appassionata storia sentimentale con la collega Marlene Dietrich poi finita con il suo ritorno a casa, tenta con difficoltà di reinserirsi nuovamente nel mondo della celluloide, ma le parti che gli sono offerte non sono proprio memorabili. Fortunatamente è Marcel Carnè che gli viene in soccorso affidandogli un ruolo di un certo prestigio in La Vergine scaltra, 1949, un film tratto da Simenon, cui fa seguito Il piacere, 1951 di Max Ophuls.

Nel frattempo il suo fisico subisce una metamorfosi. Capelli imbiancati, corporatura robusta, camminata lenta e sguardo annacquato, l’attore nel 1953 non si lascia sfuggire l’occasione rappresentata da Grisbì, 1954, un noir diretto da Jacques Becker, che sfonda al botteghino, per riconquistare i favori del pubblico più popolare. Nel ruolo di Max le Menteur, ex rapinatore ritiratosi a vita privata dopo un colpo memorabile che gli ha fruttato cinquanta milioni di franchi in lingotti d’oro, diviene definitivamente uno dei divi più amati nel suo paese apprezzato anche a livello internazionale. Aria di Parigi; French can can, entrambi del 1954; La traversata di Parigi, 1955; La ragazza del peccato, 1958, al fianco della sensuale Brigitte Bardot, lo consacrano in cima all’Olimpo delle star d’oltralpe. La sua galleria di personaggi memorabili immortalati sul grande schermo (Il presidente, 1961; L’implacabile uomo di SaintGermain, 1971; L’affare Dominici, 1973) si concluderà solamente con la sua morte avvenuta il 26 novembre 1976.

Pierfranco Bianchetti
 
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