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Eroi a tavola

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Sontuosi banchetti e un’infinità di piatti commemorativi hanno contribuito a raccogliere gli italiani nei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità; le celebrazioni sono state arricchite anche da libri intriganti che hanno recuperato ricette, cibi e tradizioni pre e post unitarie. Il libro Qui mangiava Garibaldi - Guida eno gastro bellica al Risorgimento si fa notare per l’autorevolezza degli autori, la documentazione dei contenuti e la facilità di lettura. L’ha curato Paolo Paci, vice direttore di La Cucina Italiana, affiancato da Giorgio Donegani, esperto di alimentazione, e dagli scrittori Gianni Morelli, Roberto Mottadelli, Alessandro Milani e Pino Salerno; Michele Tranquillini ha ritratto in bianco e nero i volti dei personaggi.

Il saggio racconta in breve la biografia e l’impegno risorgimentale di sedici personaggi, dai più noti Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Daniele Manin ai martiri che pagarono con la vita il loro idealismo, da Tito Speri a Enrico Tazzoli a Ciro Menotti a Carlo Pisacane ai fratelli Attilio e Emilio Bandiera, solo per citarne alcuni.


C’è anche chi stette d’altra parte pur tra incertezze e titubanze come Leopoldo II d’Asburgo di Lorena – definito il Re Travicello dal poeta Giuseppe Giusti - Pio IX che apri le speranze dei progressisti all’inizio del pontificato ma lo terminò con le condanne a morte e Ferdinando II di Borbone ricordato anche come il re Bomba.
Dopo aver tratteggiato il carattere e l’impegno di ogni personaggio, gli autori descrivono i luoghi più rappresentativi in cui visse, il suo rapporto con il cibo e la gastronomia dell’epoca, segnalando una ricetta storica legata al territorio, una specialità tipica e i vini autoctoni del territorio, alcuni ristoranti storici per gustare le leccornie. Con loro si viaggia per quasi tutta l’Italia, da Garibaldi astemio che amava pane, pecorino e fave fresche oltre al pesce crudo e le specialità sarde, a Cavour con le omonime quagliette, a Cattaneo e il risotto alla milanese, a Manin e le sarde in saor, lungo tutta la penisola fino a Pisacane e le alici ‘mbuttunate con il cacio ricotta.

Gli accostamenti tra i personaggi e il cibo sono talvolta immaginati, in qualche caso commuovono come il contrasto di carattere tra dolcezza e forza di don Enrico Tazzoli, condannato al patibolo di Belfiore, e i dolci e sapidi tortelli di zucca mantovani.
Nell’introduzione il curatore ritrova l’unità d’Italia proprio nella cucina ma si potrebbe obiettare che non c’è un minestrone uguale tra paese e paese, ogni porto ha la sua zuppa di pesce e persino i fichi essiccati al sole cambiano ricetta nell’ambito della stessa provincia. E proprio grazie a una gustosa specialità italiana Garibaldi poté acquistare l’isola di Caprera; infatti la cospicua eredità che gli lasciò il fratello minore proveniva dal commercio d’olio extra vergine di oliva pugliese. E nel 2011 un frantoiano di Bitritto (Bari) ha festeggiato il 150° producendo un intenso e piccante olio dedicato proprio a Felice Garibaldi.


A cura di Paolo Paci, Qui mangiava Garibaldi - Guida eno-gastro-bellica al Risorgimento De Agostini, 2011, € 14,00
 
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