|
|
|
Nel centenario del poeta
|
|
 |
Nell'aprile 1912 Giovanni Pascoli moriva a Bologna. Le sue poesie ricordano il mondo contadino, con la gioia e la fatica, la sobrietà attorno alla tavola. Così lontano dalle abitudini di andare al ristorante mangiando fino a scoppiare; Le riviste specializzate imputano alla crisi questa malsana abitudine alimentare per cui molti si ritrovano attorno alla tavola solo pé magnà, senza quel contorno di divertimento e il pizzico di cultura che per secoli hanno caratterizzato il convivio.
Dal servizio a buffet alle fiamminghe stracolme al centro tavola, molti ristoratori sembrano assecondare le abbuffate affiancandole a vini improbabili proposti dal cameriere con un anonimo: “bianco o rosso?”. Proviamo a guardare aldilà della tovaglia imbandita e a immaginare altri stimoli, oltre a quello della fame. Certo, per secoli si è mangiato quel che c’era, senza tante cerimonie, soprattutto tra i ceti meno abbienti. Ma il cibo era anche occasione di celebrazione, rievocazione e festa, cerimonie e anniversari, vittorie e premiazioni; sopratutto i più ricchi si divertivano a tavola con musica, balli, spettacoli.
Senza tornare indietro nel tempo è facile oggi avere conferma da quei ristoratori che abbiano organizzato un convivio con un po’ di musica o con un gioco di letture, un intermezzo di spettacolo o una conferenza tematica. L’atmosfera è piacevole e il pubblico gradisce. Anche la cucina ne trae giovamento, perché si possono semplificare il menu e gli accostamenti.
Per essere più chiari: non risparmiare sulla qualità e investire qualcosa in cultura.
Per esempio si faccia attenzione agli anniversari che celebrano personaggi famosi o fatti storici; una cena o una degustazione richiamerà probabilmente un pubblico più attento e più disponibile a aprire il portafoglio. Nel centenario della morte di Giovanni Pascoli a Bologna (aprile 1912) si può rileggere in compagnia la sua poesia, che inizia con un elogio del perfetto sommelier:
IL CIOCCO
“Il babbo mise un gran ciocco di quercia
su la brace; i bicchieri avvinò, sparse
il goccino avanzato; e mescè piano
piano, perché non croccolasse, il vino.
Ma, presa l’aria, egli mesceva andante.”
Foto: Divinum, Fernando Zanetti, Verona, Alexa Edizioni, 1996 Giovanni Pascoli
|
|
|
|
| |
|
|