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Se la Svizzera annettesse l’Europa ..

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.. mentre il Canton Ticino celebra gli italiani
Il poeta Delio Tessa, nel 1937 incontrò Benedetto Croce a Lugano e sul periodico L'illustrazione Ticinese suggerì che l'Europa si lasciasse annettere dalla Svizzera. Il poeta dialettale milanese è stato ricordato a Lugano in occasione di un incontro alla Biblioteca Cantonale il 26 marzo 2015. Ma facciamo un passo indietro.
A metà degli anni ’20 alcuni intellettuali milanesi, pittori, scrittori, giornalisti si riunivano nella piccola trattoria Bagutta. L’aveva aperta il toscano Alberto Pepori al n° 14 dell’omonima strada, poco lontano dalla colonna di San Babila dove Renzo trovò il pane nei giorni di carestia; nell’aprile del 1926 istituirono qui l’omonimo premio letterario, il primo in Italia. I baguttiani erano Riccardo Bacchelli, Adolfo Franci, Mario Vellani Marchi, Ottavio Steffenini, Mario Alessandrini, Massimo De Curto e Orio Vergani; si tassavano per la raccolta dei fondi e per la diffusione di copie omaggio del libro vincitore. La prima edizione del ‘27 fu vinta da Giovanni Battista Angioletti, milanese europeo e legato al Canton Ticino. Nell’illustrazione è raffigurata la giuria del premio
La trattoria era frequentata anche dal poeta Delio Tessa che a Milano visse a cavallo di '800 e '900; si dedicò alla tradizione dialettale rivolgendosi alla poesia decadente e novecentesca.
Realista e visionario, personaggio simpatico e estroverso, raccontò la quotidianità della vita milanese e i luoghi più celebrati della città. Abitò nel quartiere delle Basiliche nei pressi di via Torino: “Varda: adess mi son chì / in l’Olmett e voo giò / de chi e là, sul canton di Piatt, combination, / troeuvi là duu popò…”
Spesso descriveva i paesi attorno a Milano: Mombell, / Vared .. cassinn … paes / a la longa disces / pedalavi bell bell / vegnèndes a Milan .. “
Collaborò con la Radio della Svizzera Italiana invitando personaggi noti come Benedetto Croce. Era l’occasione per diffondere il suo realismo visionario come nel brano citato “La confederazione Elvetica ha attuato l’ideale crociano. L’Europa l’ammira sì, ma non sa imitarla. Qualcosa manca a noi tutti per fare del vecchio travagliato continente una sola e vasta confederazione di stati. A ogni nuovo sentore di possibili conflitti, la piccola nazione teme per sé, per la sua integrità, per la sua neutralità. Timore forse eccessivo ma sintomatico di un male che ci è intorno e che non accenna a guarire. Guariremo soltanto quando l’Europa, in un lontanissimo avvenire, ravvedendosi, si deciderà a lasciarsi annettere dalla Svizzera!” (Delio Tessa, Benedetto Croce, Illustrazione Ticinese,18 agosto 1937).
Il pensiero chiosa l’invito della Biblioteca Cantonale di Lugano che ha ricordato Tessa il 26 marzo scorso. Nell'occasione si è presentato il libro La rava e la fava. 50 prose disperse. Interventi di Ermanno Paccagnini, professore di letteratura Italiana contemporanea all’Università Cattolica di Milano e Mauro Novelli, curatore del volume e professore di letteratura italiana contemporanea all’Università Statale di Milano. La voce del poeta è stata salvata su un disco del 1937 restaurato.
L’invito della Biblioteca Cantonale di Lugano, diretta da Gerardo Rigozzi, comprende anche il seguente testo conciso e chiaro, un aiuto alla comprensione del personaggio.
DelioTessa (Milano, 1886-1939) appartiene alla schiera dei poeti più alti e sorprendenti del Novecento italiano, grazie a Caporetto 1917, De là del mur, La poesia della Olga, Navili e altri poemetti dialettali di fama ormai internazionale, riuniti in Lè el dì di mort, alegher! (Mondadori, 1932) e Poesie nuove e ultime (De Silva, 1947). Nei suoi ultimi anni si volse al giornalismo culturale, coltivando rapporti intensi con il Canton Ticino, dove collaborò con la Radio della Svizzera Italiana e con svariate testate, sfoggiando un'inconfondibile vena ironica, increspata dalla malinconia. Di scena è uno Charlot pensieroso che si aggira nella Milano fine anni Trenta, ombrello al gomito e cappello ben calcato in testa. Lontano da camicie nere e tamburi di guerra. Tessa assiste a fastose parate al Castello, finisce sugli spalti di San Siro, cena tra letterati al Bagutta, ciondola tra gli stand della Fiera campionaria, perlustra i sobborghi, si rintana nel loggione della Scala. Quand'è stanco, o ha voglia di sognare, cerca la poltrona di un cinematografo. È avvocato, ma bazzica malvolentieri le aule del tribunale; piuttosto che concentrarsi sulle cause ama rievocare vecchi processi celebri. Ogni volta che può corre a Lugano, dove invita alla radio personaggi del calibro di Benedetto Croce, Arnoldo Mondadori, Arturo Toscanini, tiene acclamate dizioni poetiche e trova amici fidati con cui può dare libero sfogo al suo vibrante antifascismo di matrice liberale.
Delio Tessa
Uno Charlot molto ambrosiano (e un po’ luganese)
Giovedì 26 marzo 2015 Sala Tami, Biblioteca Cantonale di Lugano
Viale Carlo Cattaneo 6 - 6901 Lugano
tel 0041 91 815 46 11 blu-segr.sbt@bclugano
 
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