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Whisky e gamberi irlandesi

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Il film La spia che venne dal freddo compie 50 anni; Richard Burton è protagonista di una scenetta gustosa: ubriaco in un negozio di alimentari a Londra, inveisce contro alcuni clienti immigrati italiani rei di avere acquistato un prodotto di casa loro invece che irlandese ….
Tratto dal best seller di John Le Carré questo thriller ambientato in piena guerra fredda è incentrato sulla figura di Alec Leamas (Richard Burton), dolente e crepuscolare agente del controspionaggio britannico, responsabile della sezione di Berlino con diciotto anni di servizio. Un funzionario abile che viene dal freddo (in gergo significa un agente segreto ancora operativo prima di passare ad incarichi d’ufficio) e ormai vicino alla pensione. Rientrato a Londra da Berlino in seguito alla morte di un suo collaboratore ucciso nei pressi del Muro, d’accordo con il suo capo di nome Control accetta un’ultima missione complicata e difficile, forse la più pericolosa della sua carriera. Dovrà fingersi trasandato, ubriacone e pronto a passare al nemico per eliminare l’ex nazista Hans - Dieter Mundt (nella realtà il mitico Marcus Wolf), capo dell’intelligence tedesco orientale (Peter Van Eyck) facendolo apparire come un traditore vendutosi agli avversari. Un’operazione che evidenzia il clima di disfacimento morale e di cinismo che incombe su entrambi i fronti in lotta, il mondo capitalista e quello comunista. L’agente segreto inglese del film di Martin Ritt, girato in un bianco e nero folgorante e con una narrazione abile e coinvolgente, non usa armi sofisticate, non seduce donne bellissime in lussuosi alberghi, dove si servono fantastici Martini e non possiede un’Austin Martin corazzata come il collega James Bond ideato dalla penna di Ian Fleming e diventato il primo film del 1962, Agente 007, licenza di uccidere – Dr. Nodi una lunga serie più che mai amata ancora oggi dal pubblico di tutto il mondo.
Leamas uomo comune molto vicino alla realtà dei veri funzionari dell’intelligence, sempre più dedito all’alcool va a lavorare come aiuto bibliotecario in un istituto di Parapsicologia, dove conosce Nancy Perry (Claire Bloom), una sua bella collega di fede comunista con la quale intreccia una relazione sentimentale. Spesso ubriaco vaga sotto la pioggia battente per le vie di Londra con in mano una bottiglia di whisky. Per mangiare fa la spesa in un piccolo negozio di alimentari con carne in scatola, marmellata e zuppa di pomodoro che non paga mai approfittando della generosità del proprietario. Un giorno più ubriaco del solito apostrofa violentemente una coppia di clienti, immigrati italiani (nel doppiaggio sono fatti passare per portoghesi), rei di avere pensato che la scatola di scampi da lui acquistata fosse di produzione italiana. “Non insulti il sangue caldo dei gamberi irlandesi pescati nella baia di Dublino” inveisce Leamas e poi aggredisce il negoziante, mentre sta per chiamare al telefono la polizia. Messo in prigione ed in seguito scarcerato, è contattato dai servizi tedeschi dell’Est convinti di avere a che fare con una vecchia dimessa spia demoralizzata e facile da corrompere. Trasferito prima in Olanda e poi in Germania, egli accetta per denaro di fornire tutte le informazioni riservate di cui dispone a Fiedler (Oskar Werner), un agente ebreo che sospetta Mundt, suo superiore, di essere dal 1959 al servizio dei britannici.

Il film, che inizia e termina sul Muro di Berlino con un colpo di scena geniale avviandosi ad una tragica conclusione da non raccontare, sottolinea la mancanza di regole morali e il profondo cinismo dei due schieramenti. John Le Carrè nel suo romanzo intriso di realismo freddo non facile da tradurre in immagini disegna con grande efficacia il periodo denominato guerra fredda, un’espressione coniata per definire lo stato delle relazioni internazionali che si va delineando dal 1945 in avanti caratterizzato da una conflittualità senza precedenti – politica, economica e ideologica – tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica fortunatamente senza sviluppi bellici per la paura di scatenare una catastrofe nucleare (l’equilibrio del terrore). Prende così il via una lotta feroce ed invisibile tra spie lasciando sul terreno molti morti, feriti e prigionieri di cui non si saprà mai nulla. La spia che venne dal freddo rivoluziona, di fatto, il genere spionistico – cinematografico, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica anche grazie alla sceneggiatura brillante di Paul Dehn e Guy Trosper. Richard Burton con una recitazione sfumata che lo rende integro ed abietto nello stesso tempo è semplicemente magnifico.

LA SPIA CHE VENNE DAL FREDDO
di Martin Ritt
Con Richard Burton, Oskar Werner, Claire Bloom, Peter Van Eyck Usa, 1965, bianco e nero, 108 min.



Pierfranco Bianchetti
 
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