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Street food, free waterfront

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e buona tavola negata Le cattive notizie viaggiano sempre in coppia. Lunedì 27 luglio è stata una giornata nera per la ristorazione italiana e la buona tavola. Iniziamo segnalando il rinato quotidiano l’Unità, fondato da Antonio Gramsci nel 1924 e che si distingue oggi per l’ottima grafica. Quel giorno ha dedicato una pagina alla promozione del cibo di strada, graziosamente definito Street Food. Nella stessa mattina a Cefalù, incantevole e antica località balneare in provincia di Palermo, le forze dell’ordine si sono presentate in formazione sul lungomare per eseguire l’operazione Free Waterfront. Un cronista locale, che parla come mangia, ha definito Lungomare Libero la liberazione della strada pedonale delle attrezzature di sei ristoranti. Tutto qua. Da una parte l’esperto giornalista de L’Unità ci racconta che camioncini e Lapa (traduzione siciliana di Ape Car) valorizzano Dop e Igp, compresa la soffice, eterea focaccia di Recco. L’articolo cita dati occupazionali del settore, dimostra che la gastronomia di strada (ma siamo certi che si tratti di ristoranti mobili?) è una soluzione di fronte alla chiusura della ristorazione classica. Non mancano autorevoli testimoni, ricerche universitarie, social media. Davvero troppo per un menu di panini non sempre farciti al meglio, fritti, pizze e grigliati così così; il mitico km 0 sembra lontano mille miglia, per non parlare del comune senso dell’igiene (chi scrive è cresciuto a pane cafone e spaghetti, panini würstel e crauti, pomodoro e olive; ma qualcosa nel frattempo è cambiato). Alla fine dell’articolo, l’estensore - certo ottimo professionista - ha il dubbio che in strada non ci siano legislazione, controlli, deontologia, tanto da auspicare un quadro normativo. Ma i ristoratori più o meno storici, le enoteche e vinerie, le osterie e le trattorie, i milioni di professionisti della buona tavola cosa si devono aspettare?
I ristoratori del lungomare di Cefalù non immaginavano certo il rude intervento di polizia e guardia costiera in divisa e giubbotti, con le auto d’ordinanza agli angoli della strada e luci intermittenti quasi a impedire fughe di malviventi; il sequestro di tavoli, sedie e ombrelloni; la denuncia (penale?) ai titolari. Tutto nasce da un rapporto mai chiarito tra il Demanio, proprietario dell’area, cioè della strada, e il Comune che ne deve gestire l’uso e la funzionalità. Il giorno successivo, il sindaco di Cefalù ha auspicato e indicato una soluzione rapida, ma mancano poco più di 30 gg al termine della stagione. I turisti stranieri lasceranno l’Italia pensando di aver cenato in covi di malavitosi. Una cinquantina tra giovani camerieri, pizzaioli, cuochi, sommelier, magazzinieri saranno da domani senza lavoro. La mozzarella di bufala di Nicosia, il salame dei Nebrodi, l’olio extra vergine di oliva di Tusa, i biscottini al limone di Castelbuono rimarranno invenduti. Non sono né Dop né Igp e nessuno se ne accorgerà con buona pace della buona e nuova agricoltura. Alcuni fra i ristoratori penalizzati amano l’agricoltura, portano in tavola alimenti dimenticati, suggeriscono abbinamenti anche inconsueti, valorizzano cibi e vini senza chimica, di campo, di stagione. Senza truck. Ora sul lungomare di Cefalù sono rimaste una decina di bancarelle d’innocui vu’cumprà; senza motore, né fumi malsani e meno clienti; nessuno le scambierà per food truck. Speriamo che abbiano i giusti permessi per evitare un altro scenografico sequestro. Questa sera, seguendo il consiglio di Luigi Veronelli che godeva la vita con filosofica scienza, mi metterò comodo e seduto scambiando quattro chiacchiere con l’oste. Davanti a un buon bicchiere di vino e a un coppo di alici croccanti con maionese di casa.
Seguono due collegamenti, il primo a una simpatico trattoria di Senigallia, un lungomare simile a Cefalù e a centinaia d’altri. Nel secondo si confeziona il coppo della foto.
Vai a Antica Trattoria da Marion a Senigallia
Vai a Cortile Pepe a Cefalù
Nelle altre due foto i ristoranti prima e dopo il sequestro. Il deserto alle 11 di un mattino di fine luglio.
Per ora vi basta?
Claudio
 
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