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La scomparsa di Ettore Scola
Ti avevamo tanto amato !

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Roma 1946. Nella redazione del periodico umoristico “Marco Aurelio” un timido quindicenne di nome Ettore Scola impara l’ arte della commedia comica come vignettista e battutista insieme a Fellini, Campanile, Age, Scarpelli, Steno e Zavattini. È nato il 10 maggio 1931 a Trevico provincia di Avellino. Dopo il liceo e la laurea in giurisprudenza scrive le prime sceneggiature folgorato dai capolavori “Ladri di biciclette”, “Roma città aperta” e “Una domenica d’ agosto” di Luciano Emmer che per lui rappresenta una svolta nel cinema italiano. Negli anni Cinquanta è già sceneggiatore affermato (“Un americano a Roma”, “Guardia, guardia scelta, brigadiere, maresciallo”, “Il mattatore” e “Anni ruggenti”) e si lega professionalmente a Antonio Pietrangeli, l’ autore di “Adua e le compagne”, “Fantasmi a Roma”, “Io la conoscevo bene”. È ormai maturo per passare dietro la macchina presa. Nel ’64 firma “Se permette parliamo di donne”, acuto ritratto al femminile cui seguono le commedie di costume “ La congiuntura“, l’ episodio “Il vittimista” di “Thrilling” (1965) e “l’ Arcidiavolo” (1966). Nel 1968 “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso ?” è un’opera intelligente e satirica che mette in luce il tuo talento confermato dal grande successo di pubblico de “Il commissario Pepe” (1969), ispirato a “Signore e signori” di Germi (il falso perbenismo della provincia veneta). Scola è un narratore abile della società italiana rappresentata con un filo di amarezza e di cinismo come in “Dramma della gelosia: tutti i particolari in cronaca” (1970), “Permette ? Rocco Papaleo” (1971), “La più bella serata della mia vita” (1972), uno dei suoi capolavori,” Trevico – Torino…viaggio nel Fiat – Nam”, un’inchiesta sugli emigrati meridionali e soprattutto “C’eravamo tanto amati” (1974), riflessione seria e ponderata sulla generazione uscita dalla guerra tra illusioni e fallimenti.
Infaticabile realizza “Brutti, sporchi e cattivi” (1976), “Una giornata particolare” (1977), film osannato in tutto il mondo, “La terrazza” (1979, impietosa fotografia di una certa sinistra italiana che fa arrabbiare molti (Giancarlo Paletta a fine proiezione lo attaccò violentemente), “Il mondo nuovo” (1982), la Rivoluzione Francese osservata con gli occhi di Casanova, “Ballano ballando” (1983), cinquant’anni di storia francese raccontati all’ interno di una sala da ballo.
”Maccheroni” (1985), “La famiglia” (1986), “La cena” ( 1998) infine completano la carriera di un intellettuale coerente con i suoi principi.. Quando un deputato di Forza Italia disse: “La liberalità di Berlusconi è dimostrata dal fatto che produce film anche di un comunista come Scola”. Lui che stava preparando una pellicola prodotta da Medusa rispose:” Ringrazio del mecenatismo, ma il film non lo faccio più”. Torna alla regia solo nel 2013 per “Strano chiamarsi Federico”, un omaggio al suo amico Fellini. Con lui scompare l’ ultimo maestro di una generazione di cineasti cui dobbiamo molto per averci fatto ridere, divertire e riflettere sul mondo che ci circonda. Coloro che amano il cinema oggi ci sentono davvero un po’ più soli ..
Pierfranco Bianchetti
 
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