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Hotel Meina

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E’ l’8 settembre 1943, quando sulle tranquille rive del Lago Maggiore, la radio trasmette il comunicato dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. In un elegante albergo, l’Hotel Meina di proprietà di Giorgio Benar, un ebreo con passaporto turco (quindi cittadino di un paese neutrale) e alcuni villeggianti ebrei che si stanno godendo gli ultimi giorni di vacanza, sono improvvisamente costretti da un reparto di SS a rimanere nelle loro camere prigionieri, in attesa di essere interrogati nel vicino posto di polizia di Baveno.

Inizia così una settimana d’attesa, di terrore e di speranze. Si crea una strana convivenza tra ebrei, altri ospiti dell’albergo (ignari di quanto sta per succedere) e SS, tra pranzi e cene imbarazzanti e i bagordi serali degli uomini in divisa.

Si discute della possibilità di fuga verso la vicina Svizzera, mentre i tedeschi attendono ordini più chiari. Purtroppo dopo pochi giorni le SS li prelevano a piccoli gruppi e li traducono fuori dall’albergo per interrogarli al Comando di Baveno, ma in realtà per massacrarli e gettarli nel lago, nonostante il tentativo di Cora, una tedesca antinazista collegata ad una Rete che opera tra Svizzera e Italia.

Tratta dall’omonimo libro di Marco Nozza, la vicenda realmente accaduta tra il 15 e il 23 settembre 1943 sul Lago Maggiore, ha avuto come protagonisti cinquantaquattro ebrei, i cui corpi crivellati di pallottole, sono stati poi ripescati dalle acque.

Ultimo film del veterano Carlo Lizzani ( Achtung ! Banditi !; Il gobbo; Il processo di Verona; Mussolini, ultimo atto), Hotel Meina ha suscitato qualche polemica avanzata dalla signora Benar (nel film la figlia dell’albergatore), una dei superstiti di quella sciagura, risentita da una sceneggiatura che inevitabilmente, seguendo le regole dello spettacolo, non ha aderito fedelmente ai fatti reali, prendendosi qualche libertà narrativa.

Un’accusa probabilmente ingiusta al film che ha invece il grande merito di riportare alla luce una tragedia, lo sterminio degli ebrei, in grado di suscitare sempre orrore, rabbia e amarezza. In particolare quando nel finale della pellicola lo spettatore verrà a sapere dell’amnistia di cui hanno potuto beneficiare in Germania negli anni Sessanta e Settanta i responsabili di quella strage.

2007. Italia- Serbia- Francia. Regia di Carlo Lizzani.
Con Benjamin Sadler, Ursula Buschhorn, Danilo Nigrelli, Marta Bifano

Pierfranco Bianchetti
 
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