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L’ anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

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Brasile 1970. Nei campi di calcio di tutto il paese è palpabile l’emozione per l’imminente inizio dei campionati mondiali in Messico. Mauro, un dodicenne appartenente alla media borghesia, figlio di due militanti comunisti, sogna come tutti di vedere per la terza volta il Brasile vincitore della Coppa del Mondo.
Un giorno, mamma cattolica e papà ebreo, visibilmente turbati, lo caricano in automobile per portarlo a casa del nonno Mòtel, che vive a San Paulo nel quartiere Bom Retiro, un vero crogiolo di gruppi e culture etniche.

Il bambino non capisce che i suoi genitori sono costretti alla clandestinità da un clima politico pesante, gli Anni di Piombo, vissuti da un paese soffocato dal colpo di stato militare del marzo 1964, con il quale sono stati di fatto sospesi tutti i diritti e le libere opinioni. In particolare la macchina politica dello stato è usata con spietata determinazione nel periodo dei campionati mondiali di calcio per manipolare l’opinione pubblica e per censurare, torturare ed assassinare i leader dell’opposizione.

Giunti a San Paulo, il papà e la mamma di Mauro sono costretti a lasciarlo davanti al condominio di nonno Mòtel (“ se qualcuno chiede di noi – si raccomandano con lui – devi dire che i tuoi genitori sono andati in vacanza”), senza sapere che il vecchio ebreo è morto poco prima per un attacco cardiaco.
Fortunatamente del bambino smarrito e spaesato, si prende cura Shlomo, un anziano e solitario impiegato della sinagoga locale. Dopo un difficile approccio iniziale tra i due nascerà un legame affettivo, condiviso dagli altri ebrei abitanti del condominio, ma anche dagli immigrati italiani del quartiere che aiutano il piccolo Mauro a superare la solitudine e a vincere l’ansia di una telefonata dei genitori che non arriva mai.

Scandito dalle sei partite trionfali della nazionale brasiliana seguite da tutta la nazione alla televisione e alla radio, il film di Cao Hamburger traccia un ritratto delicato e convincente di un periodo doloroso della storia del Brasile abilmente nascosto dal successo del calcio brasiliano, ( quell’anno vinse nella finale con la nostra nazionale la mitica Coppa Rimet), utilizzato dal regime militare per rafforzare ulteriormente il suo potere.

L’ anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, è anche il riuscito racconto della crescita umana e psicologica di un dodicenne che presto saprà affrontare con maturità la sua vita, circondato dall’affetto di una generosa comunità: la piccola e irriverente Hanna dotata di un promettente talento per gli affari; la bella Irene che infiamma la fantasia erotica di tutti i ragazzi del circondario; il Rabbino, un accanito tifoso dei Corinthian, la squadra di calcio locale; Italo, figlio di un italiano coinvolto nelle manifestazioni studentesche e Edgar, il portiere mulatto della stessa amatissima squadra del quartiere.

Presentato al festival di Berlino del 2007, il film conferma il buon momento del cinema brasiliano premiato nei festival internazionali per la sua voglia di portare nel mondo storie di vita autentica e di dura realtà.

2008. Brasile. Regia di Cao Hamburger. Con Michel Joelsas, Daniela Piepszyk, Germano Haiut, Paulo Autran, Caio Blat.

Pierfranco Bianchetti
 
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