Lo sponsor invisibile e il gaudente spione

Federico Umberto d’Amato fu un funzionario dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, in effetti uno spione. Fu coinvolto nei fatti più gravi della strategia della tensione. Uomo colto e amante della bella vita si dedico alla redazione di guide e libri gastronomici, fu l’ideatore delle guide ai ristoranti de L’Espresso. Girava l’Italia e frequentava i migliori locali; conosceva bene la realtà gastronomica. Ben comprese la consistenza della gastronomia regionale e colse il miglioramento qualitativo degli anni ‘80. Nel 1984 scrisse il libro più significativo: Guida Grand’Italia ai Ristoranti Tipici regionali. Dimostra come le classi sociali italiane abbiano dimenticato la varietà delle ricette regionali. Sono i ristoranti, i migliori, a difenderci dall’appiattimento. Il logo Grand’Italia corrispondeva a una linea di dadi per brodo della Star: il direttore marketing e comunicazione era Giorgio Fanfani; sì, proprio il figlio dell’Amintore aretino. Non si pensi a raccomandazioni dall’alto perché d’Amato era un fuoriclasse della critica gastronomica. La presentazione di Mario Soldati riconosceva il primato e l’originalità del trattato. Un particolare biogafico ricorda che il maestro, a un'allieva che chiedeva di poter preparare una tesi sulla gastronomia, rispose accigliato: "Cucina, cucina!". Peraltro la marca dei dadi compariva solo in copertina senza alcun riferimento ai perfidi cubetti. Ma siamo arrivati al 1989 quando in Mondadori si preparava la Guida ai Ristoranti per l’edizione della rivista Fortune. La supervisione della guida era affidata a Luigi Veronelli affiancato da ben cento giornalisti sul territorio. Nel 1988 D’Amato aveva realizzato per L’Espresso la Guida d’Italia ai ristoranti e preparava l’edizione ‘89. Un concorrente temibile, ma nel frattempo Mondadori e L’Editoriale L’Espresso passarono sotto la stessa mano. È facile ricordare la lunga lotta fra il Cavaliere e la famiglia Formenton. Mondadori vinse comunque la gara sia per le vendite sia per il fatturato pubblicitario. Ma gli spioni non avevano perso il pelo. Si scoprì che le due redazioni si scambiavano informazioni sulle segnalazioni dei ristoranti, concordavano i punteggi, stilavano improprie classifiche dei vincitori. La presentazione contemporanea delle due guide fu mandata a monte ma non proprio tutto. Il console sovietico fu invitato alla presentazione della rivista Moskovskje Novosti, edizione italiana, realizzata da una redazione comune Mondadori - la Repubblica. Ma erano tempi incerti dopo la caduta del muro di Berlino - al mattino il console si definiva sovietico e alla sera era russo. Il 1 dicembre Michael Gorbaciov lasciava il Castello Sforzesco di Milano in un tramonto da film. Tornò anni dopo come uomo qualunque.

C.R.



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