Da questo numero di riquadro.com proponiamo la tecnica del film a immagini fisse (diapositive in bianco e nero), molto apprezzate negli anni ’60.
Questo stile di ripresa fu utilizzato da un fotografo marchigiano Mario Carafoli che nacque a Corinaldo il 12 maggio 1902. Iniziò la carriera di giornalista alla Stampa e poi alla Gazzetta del Popolo.
Negli anni Trenta arrivò in Italia la piccola macchina fotografica Leica e Mario l’acquistò subito. Da quel momento non poté più concepire il giornalismo senza foto, in largo anticipo sui tempi.
La sua fu una fotografia viva, sempre legata alla realtà, pur mitigata dalla levità della poesia. Nel ‘44 attraversò in bicicletta l’Italia devastata e le linee tedesche, in un viaggio avventuroso e romanzesco da Torino a Corinaldo.
Dopo la guerra, per la Ferrania realizzò, con geniale intuizione, quelli che chiamava i film a immagini fisse, raccolta di diapositive a tema monografico, accompagnate da un suo commento. Il primo, nel ’59, nacque dalla sfida di scoprire i colori della città meno pittoresca d’Italia: Vita e colore di Milano. Fu un successo cui seguirono, anno dopo anno, Sguardo alle Marche, Segreto di Volterra, Il viaggio dell’Arno, Roma curiosa, Volto di Tivoli, Venezia in campagna. Il Comune di Corinaldo li ripropose nelle serate estive con l’emozionante commento dal vivo di Domizia Carafoli, figlia del giornalista.
A quei tempi i fotografi potevano sostituire facilmente anche una sola diapositiva, impossibile per i video. Con l’ausilio di un proiettore per diapositive e di uno schermo potevano offrire serate istruttive e divertenti agli amici e alla famiglia.
Abbiamo ripreso questa tecnica poco conosciuta per offrire a artigiani e negozianti la possibilità di diventare Ambasciatori delle Arti a tutti gli effetti.
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